Liberarsi dal controllo del peso, ascoltandosi.

Come l’ascolto profondo dei nostri bisogni ci garantisce il benessere.

Molto spesso, quando ci chiedono come stiamo, soprattutto in un periodo denso, rispondiamo, ormai automaticamente “Tutto sotto controllo!”, proprio perché valorizziamo la capacità di controllo e stimiamo chi riesce ad averla, anche costantemente, quasi come fosse sinonimo di benessere.

Il controllo è una capacità umana senza dubbio positiva, perché grazie a questa possiamo valutare, prendere decisioni, agire.

Ma, invito per un attimo a chiedersi, la vita può essere fatta di solo controllo?

La risposta è no. Anche un controllo buono ed efficace necessita di un costante processo di rigenerazione attraverso il riposo, il rilassamento e il contatto con se stessi, che possano permetterci anche di abbassare la guardia e magari svolgere delle attività con un’attenzione più morbida e riposante.

L’alimentazione e il controllo del peso.

Dal punto di vista alimentare sentiamo spesso parlare di “controllo del peso” quasi come una leggenda, un mantra. Un’infinità di strategie ci vengono propinate ogni giorno per il controllo del peso: esercizi, bibitoni, barrette, abitudini, dieta ipocalorica, proteica, quella a zone, la dieta dell’estate, la dieta dei digiuni intermittenti (che poi che dieta è una in cui non si mangia?), la chetogenica, carboidrati solo la mattina, niente carboidrati, carboidrati nemico assoluto, la dieta del segno zodiacale e chi più ne ha più ne metta. Stiamo andando verso la direzione di renderci assuefatti a qualsiasi strategia, in più con la conseguenza di perdere di vista una delle cose più importanti.

Stare profondamente bene.

Viviamo un contesto in cui i media hanno creato dei nuovi bisogni, la vita spesso frenetica ha tolto molto spazio alle nostre sensazioni, al gusto, alla possibilità di soffermarci su ciò che ci piace, assaporandocelo. È in questo scenario che il controllo si traveste da nostro alleato.

Abbiamo cominciato ad evitare intere categorie di alimenti, arriviamo a resistere a tutti i costi, finché poi non crolliamo, come è naturale che sia, magari superando la quantità di cui il nostro organismo avrebbe bisogno in quel momento, sentendoci quindi a disagio, in colpa per aver “ceduto” e ricominciando un’altra fase di frustrante privazione, fino al prossimo crollo, da capo a dodici, in un circolo vizioso senza tregua, che ci affatica, solleva i livelli di stress e tensione e non ci porta da nessuna parte.

Il contatto con noi stessi e la pressione sociale.

C’è una buona notizia: nasciamo integrati, il contatto originario con le nostre sensazioni è completo e sa nutrirci, sa farci percepire la fame e la sazietà, sa farcele distinguere; è a quel contatto originario che possiamo tornare.

Con questo, il messaggio che desidero trasmettere non è che sia facile agire secondo i nostri bisogni. La dinamica che riguarda il controllo e l’alimentazione, e quindi il meccanismo regolatore che vi sottende, non dipende solo dalla persona e dalla sua volontà. Viviamo interagendo sempre con l’ambiente circostante, la vita è esperienza del mondo. Esistono ostacoli che possono impedirci di comunicare con noi stessi, un “difetto di comunicazione” che potrebbe anche evolvere in un disagio psicologico e in un vero e proprio disturbo.

E’ importante in questo senso, per tutti noi, professionisti sanitari compresi, diventare consapevoli della grande pressione sociale che spinge quotidianamente su questo tema. Una pressione sociale che, in forme diverse, risuona dentro ognuno di noi, nessuno escluso, e che causa un frastuono talmente forte e costante da rendere difficilissimo e a tratti impossibile l’ascolto reale dei nostri bisogni e desideri.

I canoni estetici irraggiungibili.

Una pressione sociale fatta di canoni estetici irraggiungibili e che, ad esempio, identifica la salute esclusivamente nella magrezza, senza alcun fondamento scientifico.

Ricerche e risultati sperimentali, infatti, confermano che lo stato di salute (e io aggiungerei anche il valore estetico) non dipende dalla taglia che si indossa, e il rischio salutare non è direttamente connesso all’aumento del peso, bensì a determinati stili di vita a rischio, che a questo potrebbero essere associati.

Inoltre, se proprio a causa di questa pressione sociale (che diventa pressione e alterazione personale), ci siamo esposti a diete restrittive consecutive nel corso degli anni, il nostro organismo tenderà a trattenere quanti più nutrienti possibili proprio per garantirci la sopravvivenza, perchè teme di essere privato di cibo da un momento all’altro, ed è per questo che le privazioni non funzioneranno più e questo può farci sentire frustrati, stanchi e a volte inadeguati.

L’alimentazione “intuitiva” naturale.

E allora la soluzione? Come facciamo a prenderci cura di noi senza controllare il nostro peso?

Sono molte le soluzioni che incoraggiano l’alimentazione così detta “intuitiva”. L’intuito è un concetto denso di implicazioni e rischia di non rendere chiaramente il messaggio. Ecco perchè amo parlare di alimentazione naturale, intendendo un alimentarsi senza forzature, senza privazioni, accompagnando le persone all’ascolto di Sè, attraverso conoscenze e sensazioni, per rispondere naturalmente ai propri bisogni ed esaudire anche i desideri, imparando a distinguerli gli uni dagli altri.

L’alimentazione naturale, proprio come quando da neonati piangevamo se avevamo fame e smettevamo di mangiare quando ci sentivamo sazi, può renderci finalmente libere e liberi dall’esigenza di controllare il peso, e va “recuperata”.

Li sento da qui i vostri pensieri: “Se fossi libero di mangiare, mi abbufferei ogni giorno”.Vi rispondo che si tratta di un timore comprensibile e comune, ma infondato.

La fiducia in sè come strumento nutrizionale.

Le restrizioni a cui spesso ci obblighiamo, conferiscono – proprio a quei cibi a cui state pensando ora – un fascino e una desiderabilità spropositati, non reali.

Se ogni giorno avessimo davanti un buffet imbandito, senza nessuna probabilità di prendere peso, senza nessun bisogno di mettere in atto strategie dietetiche, dopo i primi giorni in cui assaggeremmo con piacere tutti gli alimenti disponibili, poi andremmo a scegliere solo quelli che ci nutrono meglio, nelle quantità che ci facciano stare bene, sulla base dei nostri gusti, tornando solo di tanto in tanto a quegli alimenti più “carichi”. Questo accade perché il nostro organismo, quando funziona bene e non è ostacolato da alterazioni interne e pressioni esterne, è programmato per nutrirsi allo scopo di raggiungere e mantenere il benessere.

Per fare questo, un percorso che si focalizza solo sulla dietoterapia è destinato a fallire a lungo termine, perché tenderà a privarci di alimenti senza intanto accompagnare il nostro organismo intero (il nostro Sè, mente e corpo) a sentire e conoscere di cosa ha bisogno per stare bene.

Il contatto con le sensazioni passa inevitabilmente anche per la fiducia nei confronti di se stessi, per l’accrescimento dell’autostima, dell’autoefficacia, per la riduzione dei giudizi e dei pregiudizi con cui spesso ci valutiamo. In questo modo, ci si rende conto delle proprie capacità, a sentire e rispondere ai nostri bisogni e questo ci rende più sicuri, rilassati, liberi, definitivamente.

L’approccio bidimensionale al benessere integrato.

Per liberarsi dalla preoccupazione del controllo del peso, è necessario quindi considerare contemporaneamente due dimensioni.

1. La prima consiste nell’accogliere l’idea di un benessere integrato, che include aspetti fisici, psicologici, sociali, relazionali, di realizzazione personale. Il percorso verso il benessere integrato è un lavoro con noi stessi che possiamo fare con il supporto di un professionista psicologo, passando per le sensazioni, aumentando la nostra ricettività ai segnali interni, ammorbidendo il controllo e aumentando la calma, per connetterci sempre meglio a delle risorse che già fanno parte di noi ma che spesso non abbiamo rintracciato, sia a causa del frastuono sociale, sia perché eravamo distratti nella ricerca di queste risorse all’esterno. Possiamo tornare a scegliere cosa mangiare e quali attività svolgere nelle nostre giornate perché ci fanno stare bene, non per le calorie che possiamo ingerire o bruciare.

2. La seconda riguarda la nutrizione. È importante poter beneficiare delle informazioni nutrizionali che hanno un ruolo fondamentale in termini di educazione e guida nell’organizzazione della nostra quotidianità alimentare. Non abbiamo bisogno di una dieta restrittiva o prescrittiva, perché avrebbe effetti solo a breve termine sul nostro benessere. Possiamo però godere del supporto di un professionista nutrizionista che ci sostenga nelle nostre scelte alimentari, spiegandoci gli effetti che queste scelte hanno sul nostro benessere, dandoci suggerimenti di abbinamenti e ricette, considerando sempre i nostri gusti e il nostro stile di vita. È per questo che lavoro spesso in tandem con i nutrizionisti, (tra le collaborazioni in corso, preziosa quella con Veronica Leggeri Nutrizionista) in modo da accompagnare le persone nel percorso verso il proprio benessere, ascoltando i propri bisogni e soddisfacendoli anche con il cibo.

La scienza ci dice che i trattamenti non prescrittivi migliorano i comportamenti alimentari e salutari con benefici a lungo termine, favoriscono le emozioni positive, l’autostima, la sensibilità ai propri segnali interni, e soprattutto ci consentono di continuare ad adottare questi comportamenti positivi nel tempo, aiutando anche a regolare il peso, in un percorso di conoscenza, fiducia e nuovo innamoramento di noi stessi, perché per farsi del bene è fondamentale amarsi, e per amarsi bisogna prima sentirsi.

Ecco come possiamo riuscire a liberarci dal bisogno di controllare il nostro peso: non controllandolo.

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