Adolescenza: istruzioni per l’uso

La parola adolescente è il participio presente del verbo latino adolesco, cresco. Trascorriamo tutta la vita ad espanderci, conoscere e conoscerci, crescere, e l’adolescenza, in particolare, costituisce quel lungo periodo – tra pre-adolescenza, adolescenza e adolescenza protratta, va dai circa 10 ai circa 23 anni – nel quale si concentra buona parte di cambiamenti, stimoli, esperienze nuove fuori e dentro di noi.

Questo articolo vuole essere una prima guida a capire e vivere l’adolescenza, per figli e genitori. Molte le preoccupazioni dei genitori: il rendimento a scuola, le compagnie, i cambiamenti repentini di umore, la tristezza, la possibile conflittualità col cibo, l’uso smodato delle nuove tecnologie, le sofferenze sentimentali, il ricorrere all’uso di sostanze.

Spesso capita che il naturale bisogno di proteggere che i genitori provano, rischi di essere percepito dai figli come oppressione, sfiducia. Innanzitutto va considerato il cambiamento generazionale, l’adolescenza che è stata vissuta dai genitori è molto diversa da quella dei figli, è un mondo lontano e difficile da comprendere da parte degli adulti, che ogni giorno si mettono alla prova.

Martina Becchimanzi – Adolescenza

Come comprendere i cambiamenti che avvengono in adolescenza?

È importante in questo senso guardare all’adolescente come una persona; quello che possiamo definire “Sè” con tutti i suoi piani – emotivo, cognitivo, posturale e fisiologico – è già integrato sin dall’infanzia, in una continua espansione che non si ferma mai. In questa chiave, considerare la persona come un insieme ci permette di capire cosa succeda all’adolescente e alla sua relazione con il mondo in cui vive, mentre cresce.

La crescita fisica

L’adolescente cambia fisicamente e il modo in cui percepiva se stesso nel mondo, fino a poco tempo prima, viene inevitabilmente stravolto. I genitori, dal canto loro, si trovano di fronte un adulto nel giro di pochissimo, questo può disorientare o intimorire. Nel passaggio da infanzia a preadolescenza i movimenti si riducono, perdono quella componente liberatoria e ampia che avevano fino a poco tempo prima e diventano più circoscritti, trattenuti, soprattutto per le ragazze, a causa dell’ancora troppo influente stereotipia di genere secondo cui la “compostezza” femminile viene tutt’oggi valorizzata. Non serve bandire alimenti, né promettere il dolce solo dopo le verdure, perchè questo costituirebbe un’interferenza che non permetterebbe al bambino o ragazzo di ascoltare i propri bisogni fisiologici. Quello che possiamo fare è fornire cibo piacevole e coltivare un’atmosfera che promuova il piacere nel mangiare.

I cambiamenti cognitivi

Molto tempo ed energia sono spesi a capire il senso di tutto. Si progetta, ma a brevissimo termine, i ricordi sono più recenti, utili ad avvicinarsi ai propri interessi, alla relazione con i pari. Si ricorre al cosi detto “pensiero magico”, le coincidenze, i segni del destino. Non è consigliabile in questo caso riportare i giovani ad un controllo rigido e costante di se stessi e degli altri; è molto importante, al
contrario, che alternino momenti di allentamento, quasi incanto, riposo e morbida attenzione alla rigida concentrazione. Una naturale e sana oscillazione che renderà più efficaci sia il riposo che il controllo.

Martina Becchimanzi – Adolescenza

Gli effetti emotivi

Spesso travolti da innamoramenti repentini, gli adolescenti soddisfano cosi il bisogno di vivere affettività e sensualità al di fuori delle mura familiari; comincia a farsi spazio l’autonomia, che trova come canale spesso l’oppositività a priori, per nascondere la normale fragilità e il bisogno di aiuto che comunque sono ancora presenti. La naturale paura di affrontare il mondo, che se soffocata rischia di diventare drammaticità o senso di inadeguatezza, nasconde grande tenerezza, bisogno di potersi ancora appoggiare; un appoggio diverso rispetto a quando erano bambini. Qui entra in gioco la capacità di discrezione dei genitori, quel contatto e quel nutrimento “tra adulti” che possono essere dati anche in uno sguardo, nell’essere presenti in casa quando i ragazzi studiano, nel rispettare i loro spazi, accettando e apprezzando che i figli stiano crescendo e facendoli sentire visti, valorizzati, capiti, ascoltati nei loro dubbi, successi, insuccessi o silenzi.

La componente culturale

La frenesia a cui ci hanno portati il “consumismo”, la comunicazione per immagini, il tutto e subito, aumenta certamente fantasia e creatività ma ci allontana tutti dal momento presente. La velocità vince sulla calma e rischiamo di non prenderci il tempo giusto per stare, riflettere, fermarci e finiamo per rincorrere noi stessi all’infinito.

I modelli irraggiungibili

L’adolescente del 2020 non ha tregua nel bombardamento di modelli di riferimento irraggiungibili e improbabili; è difficile rispettare la gradualità necessaria nell’orientarsi nel rapporto con l’altro e nelle relazioni. Viene prima il “come dovrei fare” – per di più poco fondato – rispetto al “cosa sento”. Questo finisce per alimentare l’inadeguatezza rispetto ai modelli e l’illusione che i modelli stessi rappresentino la realtà; da qui il desiderio impaziente di crescere in fretta, non accompagnato dalla naturale padronanza di sé che si acquisirebbe solo con l’esperienza. Ci si procura gli oggetti che simboleggino il proprio status desiderabile, l’ultimo smartphone, la sigaretta elettronica, perchè altrimenti “chi sono io?”. Un bisogno di autonomia che imbocca strade suggerite e non sentite profondamente; e allora vediamo che per affermarsi si arriva ad usare cattiveria e violenza confondendole con forza e considerazione di sè, gli adolescenti assorbono la violenza “senza danni” dei media e la ripropongono nella vita reale, dove invece i danni ci sono eccome.

Martina Becchimanzi – Adolescenza

Le famiglie ristrette

La riduzione delle figure di riferimento, rispetto alle generazioni precedenti. La diffidenza con la quale si guarda all’esterno della propria casa. La disarmonia a volte presente tra i genitori, o tra genitori e altri parenti, non consentono al bambino di fare esperienza piena della varietà delle relazioni possibili, creando una rigidità nella capacità di adattamento nel mondo e il conseguente ricorrere a imitare i modelli già citati. In questo senso è importante specificare come non siano le separazioni o i divorzi in sé a rappresentare motivo di frustrazione o sofferenza, bensì i rancori e il clima emotivo, che successivamente o durante questi, il bambino o adolescente è costretto a respirare, a scapito dell’armonia necessaria durante lo sviluppo delle proprie capacità.

Precarietà

Il tutto è condito dalla continua minaccia di fine, rappresentata dalla condizione climatico planetaria, una sensazione latente di incertezza che le generazioni precedenti di adolescenti percepivano in modo inferiore e che ha trasformato le spinte idealistiche, ideologiche e sociali in tendenze autocentrate e in pretesa di ottenere tutto e subito, per accaparrarsi le risorse disponibili. Precarietà del pianeta che può diventare precarietà morale e affettiva.

In sintesi, come fare?

È molto importante – sia per le figure adulte di riferimento che per ragazzi e ragazze – comprendere i cambiamenti in atto in adolescenza, ponderandoli con il contesto socio-culturale, non per demonizzare le nuove tecnologie o la comunicazione mediatica, bensì per controbilanciare  sapientemente la frenesia con la calma, i movimenti piccoli e veloci con l’esperienza di movimenti ampi e fino in fondo, la paura di essere inadeguati con il sostegno e la considerazione, il semplicismo con il piacere della complessità, guardando agli adolescenti come persone e permettendo loro di vivere la ricerca di identità come qualcosa di dolce e appassionante, affrontando la naturale separazione dai genitori non contro di loro ma accanto a loro.

Quando questo controbilanciare risulta più difficile e faticoso, quando ci si sente sopraffatti dalle paure o dalla preoccupazione, quando quei meccanismi fisiologici che dovrebbero funzionare naturalmente si ingolfano, abbiamo il diritto e la possibilità di rivolgerci ai professionisti della salute psicofisica, che possando guidarci affinchè i genitori possano dare del buono permettendo anche ai propri figli di andare oltre e di alternare nuovi e vecchi sostegni, scoprendo sempre meglio quanto forza e tenerezza non siano in contrasto ma complementari e come essere autonomi non potrà mai significare pensare solo a se stessi, bensì vivere nel benessere in un mondo che è per tutte e tutti.

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