Adolescenza: istruzioni per l’uso

La parola adolescente è il participio presente del verbo latino adolesco, cresco. Trascorriamo tutta la vita ad espanderci, conoscere e conoscerci, crescere, e l’adolescenza, in particolare, costituisce quel lungo periodo – tra pre-adolescenza, adolescenza e adolescenza protratta, va dai circa 10 ai circa 23 anni – nel quale si concentra buona parte di cambiamenti, stimoli, esperienze nuove fuori e dentro di noi.

Questo articolo vuole essere una prima guida a capire e vivere l’adolescenza, per figli e genitori. Molte le preoccupazioni dei genitori: il rendimento a scuola, le compagnie, i cambiamenti repentini di umore, la tristezza, la possibile conflittualità col cibo, l’uso smodato delle nuove tecnologie, le sofferenze sentimentali, il ricorrere all’uso di sostanze.

Spesso capita che il naturale bisogno di proteggere che i genitori provano, rischi di essere percepito dai figli come oppressione, sfiducia. Innanzitutto va considerato il cambiamento generazionale, l’adolescenza che è stata vissuta dai genitori è molto diversa da quella dei figli, è un mondo lontano e difficile da comprendere da parte degli adulti, che ogni giorno si mettono alla prova.

Martina Becchimanzi – Adolescenza

Come comprendere i cambiamenti che avvengono in adolescenza?

È importante in questo senso guardare all’adolescente come una persona; quello che possiamo definire “Sè” con tutti i suoi piani – emotivo, cognitivo, posturale e fisiologico – è già integrato sin dall’infanzia, in una continua espansione che non si ferma mai. In questa chiave, considerare la persona come un insieme ci permette di capire cosa succeda all’adolescente e alla sua relazione con il mondo in cui vive, mentre cresce.

La crescita fisica

L’adolescente cambia fisicamente e il modo in cui percepiva se stesso nel mondo, fino a poco tempo prima, viene inevitabilmente stravolto. I genitori, dal canto loro, si trovano di fronte un adulto nel giro di pochissimo, questo può disorientare o intimorire. Nel passaggio da infanzia a preadolescenza i movimenti si riducono, perdono quella componente liberatoria e ampia che avevano fino a poco tempo prima e diventano più circoscritti, trattenuti, soprattutto per le ragazze, a causa dell’ancora troppo influente stereotipia di genere secondo cui la “compostezza” femminile viene tutt’oggi valorizzata. Non serve bandire alimenti, né promettere il dolce solo dopo le verdure, perchè questo costituirebbe un’interferenza che non permetterebbe al bambino o ragazzo di ascoltare i propri bisogni fisiologici. Quello che possiamo fare è fornire cibo piacevole e coltivare un’atmosfera che promuova il piacere nel mangiare.

I cambiamenti cognitivi

Molto tempo ed energia sono spesi a capire il senso di tutto. Si progetta, ma a brevissimo termine, i ricordi sono più recenti, utili ad avvicinarsi ai propri interessi, alla relazione con i pari. Si ricorre al cosi detto “pensiero magico”, le coincidenze, i segni del destino. Non è consigliabile in questo caso riportare i giovani ad un controllo rigido e costante di se stessi e degli altri; è molto importante, al
contrario, che alternino momenti di allentamento, quasi incanto, riposo e morbida attenzione alla rigida concentrazione. Una naturale e sana oscillazione che renderà più efficaci sia il riposo che il controllo.

Martina Becchimanzi – Adolescenza

Gli effetti emotivi

Spesso travolti da innamoramenti repentini, gli adolescenti soddisfano cosi il bisogno di vivere affettività e sensualità al di fuori delle mura familiari; comincia a farsi spazio l’autonomia, che trova come canale spesso l’oppositività a priori, per nascondere la normale fragilità e il bisogno di aiuto che comunque sono ancora presenti. La naturale paura di affrontare il mondo, che se soffocata rischia di diventare drammaticità o senso di inadeguatezza, nasconde grande tenerezza, bisogno di potersi ancora appoggiare; un appoggio diverso rispetto a quando erano bambini. Qui entra in gioco la capacità di discrezione dei genitori, quel contatto e quel nutrimento “tra adulti” che possono essere dati anche in uno sguardo, nell’essere presenti in casa quando i ragazzi studiano, nel rispettare i loro spazi, accettando e apprezzando che i figli stiano crescendo e facendoli sentire visti, valorizzati, capiti, ascoltati nei loro dubbi, successi, insuccessi o silenzi.

La componente culturale

La frenesia a cui ci hanno portati il “consumismo”, la comunicazione per immagini, il tutto e subito, aumenta certamente fantasia e creatività ma ci allontana tutti dal momento presente. La velocità vince sulla calma e rischiamo di non prenderci il tempo giusto per stare, riflettere, fermarci e finiamo per rincorrere noi stessi all’infinito.

I modelli irraggiungibili

L’adolescente del 2020 non ha tregua nel bombardamento di modelli di riferimento irraggiungibili e improbabili; è difficile rispettare la gradualità necessaria nell’orientarsi nel rapporto con l’altro e nelle relazioni. Viene prima il “come dovrei fare” – per di più poco fondato – rispetto al “cosa sento”. Questo finisce per alimentare l’inadeguatezza rispetto ai modelli e l’illusione che i modelli stessi rappresentino la realtà; da qui il desiderio impaziente di crescere in fretta, non accompagnato dalla naturale padronanza di sé che si acquisirebbe solo con l’esperienza. Ci si procura gli oggetti che simboleggino il proprio status desiderabile, l’ultimo smartphone, la sigaretta elettronica, perchè altrimenti “chi sono io?”. Un bisogno di autonomia che imbocca strade suggerite e non sentite profondamente; e allora vediamo che per affermarsi si arriva ad usare cattiveria e violenza confondendole con forza e considerazione di sè, gli adolescenti assorbono la violenza “senza danni” dei media e la ripropongono nella vita reale, dove invece i danni ci sono eccome.

Martina Becchimanzi – Adolescenza

Le famiglie ristrette

La riduzione delle figure di riferimento, rispetto alle generazioni precedenti. La diffidenza con la quale si guarda all’esterno della propria casa. La disarmonia a volte presente tra i genitori, o tra genitori e altri parenti, non consentono al bambino di fare esperienza piena della varietà delle relazioni possibili, creando una rigidità nella capacità di adattamento nel mondo e il conseguente ricorrere a imitare i modelli già citati. In questo senso è importante specificare come non siano le separazioni o i divorzi in sé a rappresentare motivo di frustrazione o sofferenza, bensì i rancori e il clima emotivo, che successivamente o durante questi, il bambino o adolescente è costretto a respirare, a scapito dell’armonia necessaria durante lo sviluppo delle proprie capacità.

Precarietà

Il tutto è condito dalla continua minaccia di fine, rappresentata dalla condizione climatico planetaria, una sensazione latente di incertezza che le generazioni precedenti di adolescenti percepivano in modo inferiore e che ha trasformato le spinte idealistiche, ideologiche e sociali in tendenze autocentrate e in pretesa di ottenere tutto e subito, per accaparrarsi le risorse disponibili. Precarietà del pianeta che può diventare precarietà morale e affettiva.

In sintesi, come fare?

È molto importante – sia per le figure adulte di riferimento che per ragazzi e ragazze – comprendere i cambiamenti in atto in adolescenza, ponderandoli con il contesto socio-culturale, non per demonizzare le nuove tecnologie o la comunicazione mediatica, bensì per controbilanciare  sapientemente la frenesia con la calma, i movimenti piccoli e veloci con l’esperienza di movimenti ampi e fino in fondo, la paura di essere inadeguati con il sostegno e la considerazione, il semplicismo con il piacere della complessità, guardando agli adolescenti come persone e permettendo loro di vivere la ricerca di identità come qualcosa di dolce e appassionante, affrontando la naturale separazione dai genitori non contro di loro ma accanto a loro.

Quando questo controbilanciare risulta più difficile e faticoso, quando ci si sente sopraffatti dalle paure o dalla preoccupazione, quando quei meccanismi fisiologici che dovrebbero funzionare naturalmente si ingolfano, abbiamo il diritto e la possibilità di rivolgerci ai professionisti della salute psicofisica, che possando guidarci affinchè i genitori possano dare del buono permettendo anche ai propri figli di andare oltre e di alternare nuovi e vecchi sostegni, scoprendo sempre meglio quanto forza e tenerezza non siano in contrasto ma complementari e come essere autonomi non potrà mai significare pensare solo a se stessi, bensì vivere nel benessere in un mondo che è per tutte e tutti.

La qualità del sonno, il sogno di dormire.

Dormire è fondamentale per la vita di ognuno di noi. Il sonno rappresenta il recupero delle energie fisiche, emotive, mentali, cognitive.

È prezioso quel momento piacevolissimo dell’addormentamento, quando le palpebre si vogliono proprio chiudere e si abbassano lentamente, i pensieri si ammorbidiscono, il respiro si calma e sentiamo che possiamo lasciarci andare, finalmente.

Quali sono i disturbi del sonno

Spesso questi meccanismi di riposo naturale si inceppano e il sonno non sembra più quello che ci rigenera e che ci fa riposare profondamente.

Risvegli notturni, batticuore, incubi, insonnia, difficoltà di addormentamento, parlare o urlare nel sonno, sognare di cadere dal letto, sono solo alcuni dei disturbi del sonno con i quali molti di noi si trovano a convivere, specialmente in quest’ultimo periodo, dove l’esigenza di controllo è talmente frequente che fatichiamo tanto a spegnere l’interruttore.

Esistono fasi di vita che più delle altre risentono di questi disturbi, come i periodi di cambiamento fisiologico – menopausa, gravidanza, adolescenza – o quelli di forte stress.

Cosa sono i disturbi del sonno

Il sonno è uno dei primi a subire le conseguenze delle nostre preoccupazioni, grumi di tensione, ansie, difficoltà. È come se proprio li, da soli con noi stessi, nel buio della nostra stanza, ci concedessimo di percepire quei problemi o disagi per i quali durante il giorno ci dimostriamo più sprezzanti o dai quali siamo semplicemente distratti, come se la notte potesse rappresentare per noi l’unica bolla di fragilità concessa.

Il nostro organismo accumula sia a livello mentale che corporeo tutto quello che teniamo e tratteniamo durante le giornate, quello contro cui resistiamo o che sopportiamo nostro malgrado, tutta la frenesia del fare continuo nella quale siamo inglobati, ed ecco che diventa difficile abbandonarsi, lasciare tutto il peso sul letto fino in fondo.

Quali conseguenze hanno i disturbi del sonno

Quando il sonno manca o diventa difficile, è come se non fossimo più in contatto con il naturale ciclo sonno-veglia del nostro sistema mente e corpo e gli effetti si vedono subito: cambiamo umore, ci arrabbiamo più facilmente, ci sentiamo stanchi, spossati, privi di energie, si modificano le funzioni fisiologiche, le nostre prestazioni di vita peggiorano e questo ci pone in una situazione di preoccupazione e ansia ulteriori che rischia di mettere a dura prova ancora di più la qualità del nostro sonno, in un circolo vizioso di malessere.

sonno

Come curare e prevenire i disturbi del sonno

1. Igiene del Sonno

Certamente tutti i suggerimenti sulle norme di igiene del sonno sono validi e possono rientrare nelle nostre abitudini. Ne propongo qui sotto alcuni.

  • Evitare di esporsi a schermi e monitor nelle ore precedenti al riposo, e comunque impostare sempre gli schermi in modalità notte con filtro luce blu, sin dal tramonto;
  • Lasciare che passino almeno due ore da quando finiamo di mangiare a quando ci mettiamo a letto;
  • Evitare attività fisica faticosa/sportiva la sera (a volte siamo convinti che fare sport la sera ci stanchi e quindi ci faccia riposare meglio, ma in realtà tende ad attivarci, rendendo più difficile il riposo al nostro organismo);
  • Evitare alcool, caffeina, nicotina, teina nelle ore che precedono il sonno.

2. Benessere integrato e contatto con sé

Oltre alle condivisibili buone norme di igiene del sonno, è fondamentale che ognuno di noi recuperi giorno per giorno il contatto con sé. Un sonno disturbato è un segnale da non sottovalutare di sovraccarico, accumulo di tensioni muscolari ed emotive, tensioni di cui spesso non ci rendiamo neanche conto, ma che necessiterebbero di essere sciolte.

Ecco perchè è importante prima di tutto ripristinare una buona respirazione profonda e diaframmatica (di pancia). Gli sbadigli ne sono un fantastico esempio naturale e involontario.

Possiamo inspirare facendo entrare l’aria esclusivamente dalla bocca e mandandola proprio giù nella pancia e poi espirare anche in modo sonoro, proprio come quando, dopo una giornata faticosa, finalmente sprofondiamo nel nostro divano e tiriamo quel sospiro bello, pieno, di sollievo.

Cicli di respirazione diaframmatica lenta e profonda prima di dormire, ci accompagnano verso un rilassamento psico-corporeo piacevole e pieno, che facilita il sonno, in modo più efficace e prolungato di qualunque farmaco per il sonno.

Se la mancanza di sonno ci accompagna già da un po’ e quasi ci abituati a questo senso di perenne spossatezza, potrebbe essere il momento giusto per darci l’opportunità di recuperare quel sonno bello e riposante di quando eravamo da bambini. Possiamo rivolgerci ad un professionista del benessere psico-corporeo (psicologi e psicoterapeuti) che ci guidi, anche con pochissime sedute, a riappropriarci delle nostre risorse.

Tutti siamo biologicamente predisposti a beneficiare di un sonno pieno e soddisfacente. Quando questo meccanismo naturale ci dà segnali di difficoltà, è importante coglierli per ripristinare il nostro benessere.

Scritto dalla Dott.ssa Martina Becchimanzi, psicologa presso il Medical Pontino.

Dieta: comincio da Lunedì. Oppure no?

Stare a dieta è diventata una delle attività più diffuse nella popolazione italiana. La maggior parte delle persone considera il controllo del peso come una cosa normale, da fare e di cui occuparsi sempre; siamo culturalmente convinti che controllare il nostro peso sia giusto e possibile, quindi continuiamo a provarci, nonostante i risultati raramente ci incoraggino.

Perchè? La cultura della dieta è ovunque. Ovunque ci sentiamo dire “Segui i miei suggerimenti, perderai peso, migliorerai la qualità della tua vita, diventerai una persona migliore e avrai una vita più felice”.

Ormai tra il caso Diletta Leotta, la dieta Dukan, il programma Life 120, la dieta chetogenica, la “dieta corretta”, quella “veloce” o “sana”, siamo sempre più confusi.

Ci convincono che la soluzione ai nostri problemi sia la perdita di peso, e non consideriamo quanto proprio privazioni e imposizioni alle quali ci sottoponiamo possano essere gravemente dannose per tutto l’organismo.

Dieta, ma quanto mi costi?

Gli italiani spendono ogni anno milioni di euro in diete, prodotti dimagranti, esercizi e attività per la perdita di peso e, nonostante questi sforzi, i risultati non vengono raggiunti o, se vengono apparentemente raggiunti, non durano a lungo termine.

Si stima che in un periodo medio di 2 anni dal termine del 97% di qualsiasi dietoterapia, il peso torni ad essere almeno quello che si aveva prima di aver cominciato.

Prova a fare mente locale sulla storia dei tuoi tentativi: diete, esercizio fisico, anni spesi a lavorare intensamente con nutrizionisti, dietisti, dietologi, ipnosi, personal trainer. Soldi, fatica, energia, frustrazione.

Hai messo alla prova duramente la tua forza di volontà come se davvero il successo potesse dipendere da quanto fossi bravo o brava. La verità è che non sei tu a fallire. La dieta è una soluzione fallimentare.

E allora cosa fare per una “dieta corretta”?

Semplice. È arrivato il momento di dire basta alla ricerca dei consigli su cosa mangiare per dimagrire, cosa fare per perdere peso, cosa fa Diletta Leotta per tenersi in forma, l’ultima moda della dieta plank o di quella juice plus, quanta acqua bisogna bere ogni giorno, quanto esercizio fisico si debba fare, la dieta mediterranea da seguire. Il nostro corpo conosce già le informazioni che cerchiamo, molto meglio di Google.

La soluzione è recuperare l’ascolto dei segnali che provengono dal nostro organismo. Solo cosi saremo in grado di capire profondamente le informazioni nutrizionali che tutti i nutrizionisti provano a spiegarci da sempre, perchè le assoceremo a cosa il nostro corpo sente.

Solo cosi andremo naturalmente verso le abitudini più sane per noi, verso le varietà di cibo e alimenti, verso le attività che miglioreranno la nostra salute. Solo cosi possiamo raggiungere e mantenere il benessere (e il peso) naturale, diverso per ognuno di noi.

Se ti stai chiedendo come si faccia ad ascoltarsi profondamente senza imporsi nulla e temi di non riuscirci da solo/a, è proprio in questo che i professionisti della salute possono guidarti.

Siamo così distratti a capire quale sia “la dieta che funziona” che non riusciamo a sentire cosa il nostro organismo cerca di comunicarci, proprio nello stesso modo in cui lo faceva quando da neonati piangevamo se avevamo fame e smettevamo di mangiare se eravamo sazi.

Possiamo recuperare quel contatto con noi. Per farlo non serve la forza di volontà, non serve l’ennesima dieta, c’è bisogno di un percorso guidato di benessere integrato.

C’è bisogno di professionisti della salute che sappiano riconnetterci con noi, facendoci sia sentire che capire. Immagina per un attimo quanto sarebbe bello non doverti mai più preoccupare del tuo peso. Potrai finalmente recuperare quel naturale rapporto con il cibo che desideri da sempre.

Non stai cercando una dieta, lo Spazio Mente e Corpo è quello che stai cercando. Non sai di cosa si tratta?

Clicca qui.

Liberarsi dal controllo del peso, ascoltandosi.

Come l’ascolto profondo dei nostri bisogni ci garantisce il benessere.

Molto spesso, quando ci chiedono come stiamo, soprattutto in un periodo denso, rispondiamo, ormai automaticamente “Tutto sotto controllo!”, proprio perché valorizziamo la capacità di controllo e stimiamo chi riesce ad averla, anche costantemente, quasi come fosse sinonimo di benessere.

Il controllo è una capacità umana senza dubbio positiva, perché grazie a questa possiamo valutare, prendere decisioni, agire.

Ma, invito per un attimo a chiedersi, la vita può essere fatta di solo controllo?

La risposta è no. Anche un controllo buono ed efficace necessita di un costante processo di rigenerazione attraverso il riposo, il rilassamento e il contatto con se stessi, che possano permetterci anche di abbassare la guardia e magari svolgere delle attività con un’attenzione più morbida e riposante.

L’alimentazione e il controllo del peso.

Dal punto di vista alimentare sentiamo spesso parlare di “controllo del peso” quasi come una leggenda, un mantra. Un’infinità di strategie ci vengono propinate ogni giorno per il controllo del peso: esercizi, bibitoni, barrette, abitudini, dieta ipocalorica, proteica, quella a zone, la dieta dell’estate, la dieta dei digiuni intermittenti (che poi che dieta è una in cui non si mangia?), la chetogenica, carboidrati solo la mattina, niente carboidrati, carboidrati nemico assoluto, la dieta del segno zodiacale e chi più ne ha più ne metta. Stiamo andando verso la direzione di renderci assuefatti a qualsiasi strategia, in più con la conseguenza di perdere di vista una delle cose più importanti.

Stare profondamente bene.

Viviamo un contesto in cui i media hanno creato dei nuovi bisogni, la vita spesso frenetica ha tolto molto spazio alle nostre sensazioni, al gusto, alla possibilità di soffermarci su ciò che ci piace, assaporandocelo. È in questo scenario che il controllo si traveste da nostro alleato.

Abbiamo cominciato ad evitare intere categorie di alimenti, arriviamo a resistere a tutti i costi, finché poi non crolliamo, come è naturale che sia, magari superando la quantità di cui il nostro organismo avrebbe bisogno in quel momento, sentendoci quindi a disagio, in colpa per aver “ceduto” e ricominciando un’altra fase di frustrante privazione, fino al prossimo crollo, da capo a dodici, in un circolo vizioso senza tregua, che ci affatica, solleva i livelli di stress e tensione e non ci porta da nessuna parte.

Il contatto con noi stessi e la pressione sociale.

C’è una buona notizia: nasciamo integrati, il contatto originario con le nostre sensazioni è completo e sa nutrirci, sa farci percepire la fame e la sazietà, sa farcele distinguere; è a quel contatto originario che possiamo tornare.

Con questo, il messaggio che desidero trasmettere non è che sia facile agire secondo i nostri bisogni. La dinamica che riguarda il controllo e l’alimentazione, e quindi il meccanismo regolatore che vi sottende, non dipende solo dalla persona e dalla sua volontà. Viviamo interagendo sempre con l’ambiente circostante, la vita è esperienza del mondo. Esistono ostacoli che possono impedirci di comunicare con noi stessi, un “difetto di comunicazione” che potrebbe anche evolvere in un disagio psicologico e in un vero e proprio disturbo.

E’ importante in questo senso, per tutti noi, professionisti sanitari compresi, diventare consapevoli della grande pressione sociale che spinge quotidianamente su questo tema. Una pressione sociale che, in forme diverse, risuona dentro ognuno di noi, nessuno escluso, e che causa un frastuono talmente forte e costante da rendere difficilissimo e a tratti impossibile l’ascolto reale dei nostri bisogni e desideri.

I canoni estetici irraggiungibili.

Una pressione sociale fatta di canoni estetici irraggiungibili e che, ad esempio, identifica la salute esclusivamente nella magrezza, senza alcun fondamento scientifico.

Ricerche e risultati sperimentali, infatti, confermano che lo stato di salute (e io aggiungerei anche il valore estetico) non dipende dalla taglia che si indossa, e il rischio salutare non è direttamente connesso all’aumento del peso, bensì a determinati stili di vita a rischio, che a questo potrebbero essere associati.

Inoltre, se proprio a causa di questa pressione sociale (che diventa pressione e alterazione personale), ci siamo esposti a diete restrittive consecutive nel corso degli anni, il nostro organismo tenderà a trattenere quanti più nutrienti possibili proprio per garantirci la sopravvivenza, perchè teme di essere privato di cibo da un momento all’altro, ed è per questo che le privazioni non funzioneranno più e questo può farci sentire frustrati, stanchi e a volte inadeguati.

L’alimentazione “intuitiva” naturale.

E allora la soluzione? Come facciamo a prenderci cura di noi senza controllare il nostro peso?

Sono molte le soluzioni che incoraggiano l’alimentazione così detta “intuitiva”. L’intuito è un concetto denso di implicazioni e rischia di non rendere chiaramente il messaggio. Ecco perchè amo parlare di alimentazione naturale, intendendo un alimentarsi senza forzature, senza privazioni, accompagnando le persone all’ascolto di Sè, attraverso conoscenze e sensazioni, per rispondere naturalmente ai propri bisogni ed esaudire anche i desideri, imparando a distinguerli gli uni dagli altri.

L’alimentazione naturale, proprio come quando da neonati piangevamo se avevamo fame e smettevamo di mangiare quando ci sentivamo sazi, può renderci finalmente libere e liberi dall’esigenza di controllare il peso, e va “recuperata”.

Li sento da qui i vostri pensieri: “Se fossi libero di mangiare, mi abbufferei ogni giorno”.Vi rispondo che si tratta di un timore comprensibile e comune, ma infondato.

La fiducia in sè come strumento nutrizionale.

Le restrizioni a cui spesso ci obblighiamo, conferiscono – proprio a quei cibi a cui state pensando ora – un fascino e una desiderabilità spropositati, non reali.

Se ogni giorno avessimo davanti un buffet imbandito, senza nessuna probabilità di prendere peso, senza nessun bisogno di mettere in atto strategie dietetiche, dopo i primi giorni in cui assaggeremmo con piacere tutti gli alimenti disponibili, poi andremmo a scegliere solo quelli che ci nutrono meglio, nelle quantità che ci facciano stare bene, sulla base dei nostri gusti, tornando solo di tanto in tanto a quegli alimenti più “carichi”. Questo accade perché il nostro organismo, quando funziona bene e non è ostacolato da alterazioni interne e pressioni esterne, è programmato per nutrirsi allo scopo di raggiungere e mantenere il benessere.

Per fare questo, un percorso che si focalizza solo sulla dietoterapia è destinato a fallire a lungo termine, perché tenderà a privarci di alimenti senza intanto accompagnare il nostro organismo intero (il nostro Sè, mente e corpo) a sentire e conoscere di cosa ha bisogno per stare bene.

Il contatto con le sensazioni passa inevitabilmente anche per la fiducia nei confronti di se stessi, per l’accrescimento dell’autostima, dell’autoefficacia, per la riduzione dei giudizi e dei pregiudizi con cui spesso ci valutiamo. In questo modo, ci si rende conto delle proprie capacità, a sentire e rispondere ai nostri bisogni e questo ci rende più sicuri, rilassati, liberi, definitivamente.

L’approccio bidimensionale al benessere integrato.

Per liberarsi dalla preoccupazione del controllo del peso, è necessario quindi considerare contemporaneamente due dimensioni.

1. La prima consiste nell’accogliere l’idea di un benessere integrato, che include aspetti fisici, psicologici, sociali, relazionali, di realizzazione personale. Il percorso verso il benessere integrato è un lavoro con noi stessi che possiamo fare con il supporto di un professionista psicologo, passando per le sensazioni, aumentando la nostra ricettività ai segnali interni, ammorbidendo il controllo e aumentando la calma, per connetterci sempre meglio a delle risorse che già fanno parte di noi ma che spesso non abbiamo rintracciato, sia a causa del frastuono sociale, sia perché eravamo distratti nella ricerca di queste risorse all’esterno. Possiamo tornare a scegliere cosa mangiare e quali attività svolgere nelle nostre giornate perché ci fanno stare bene, non per le calorie che possiamo ingerire o bruciare.

2. La seconda riguarda la nutrizione. È importante poter beneficiare delle informazioni nutrizionali che hanno un ruolo fondamentale in termini di educazione e guida nell’organizzazione della nostra quotidianità alimentare. Non abbiamo bisogno di una dieta restrittiva o prescrittiva, perché avrebbe effetti solo a breve termine sul nostro benessere. Possiamo però godere del supporto di un professionista nutrizionista che ci sostenga nelle nostre scelte alimentari, spiegandoci gli effetti che queste scelte hanno sul nostro benessere, dandoci suggerimenti di abbinamenti e ricette, considerando sempre i nostri gusti e il nostro stile di vita. È per questo che lavoro spesso in tandem con i nutrizionisti, (tra le collaborazioni in corso, preziosa quella con Veronica Leggeri Nutrizionista) in modo da accompagnare le persone nel percorso verso il proprio benessere, ascoltando i propri bisogni e soddisfacendoli anche con il cibo.

La scienza ci dice che i trattamenti non prescrittivi migliorano i comportamenti alimentari e salutari con benefici a lungo termine, favoriscono le emozioni positive, l’autostima, la sensibilità ai propri segnali interni, e soprattutto ci consentono di continuare ad adottare questi comportamenti positivi nel tempo, aiutando anche a regolare il peso, in un percorso di conoscenza, fiducia e nuovo innamoramento di noi stessi, perché per farsi del bene è fondamentale amarsi, e per amarsi bisogna prima sentirsi.

Ecco come possiamo riuscire a liberarci dal bisogno di controllare il nostro peso: non controllandolo.

BRICIOLE di benessere psicofisico

Piccoli spunti di benessere per ascoltarti profondamente.

  • Affidiamoci a chi davvero è esperto
  • Nutriamoci in modo sano, senza perdere il piacere di mangiare
  • Facciamo movimento almeno una volta al giorno
  • Respiriamo profondamente
  • Prendiamoci cura dello spazio
  • Esponiamoci il più possibile alla luce del sole
  • Equilibriamo momenti di attivazione e disattivazione
  • Facciamo piccoli progetti quotidiani
  • Concediamoci la soddisfazione personale, anche grazie allo smartworking
  • Restiamo in contatto con l’altro.

Viviamo il qui ed ora

contattami per una consulenza